Gianni Martinazzo

Gianni Martinazzo nasce a Caerano S. Marco (TV) nel 1953, inizia l’attività artistica parallelamente ai suoi studi ed all’attività professionale, da autodidatta, poi affinata frequentando amici pittori e scultori che gli sono stati di stimolo ed aiuto.
Dal 1987 si presenta al pubblico in mostre e le sue opere riscuotono consensi.

Nella pittura di Martinazzo vi è ritmo. Ritmo musicale, certo; ma anche e soprattutto ritmo biologico della mano, frenesia cadenzata dal gesto, orchestrazione bilanciata di segni e colori. Il tessuto, cioè, appare compatto, anche se all’apparenza tutto si manifesta in modo estemporaneo, fresco, appunto “impressionistico”.

La coerenza del linguaggio è così evidente che non si può non riconoscere all’artista una sua precisa autonomia espressiva: quel certo tocco spiritato, quelle svirgolate istintive, quelle macchie di luce, quella frenesia gestuale, quel cogliere il baluginare dell’atmosfera, le vibrazioni del fogliame, i riflessi dell’acqua, lo scivolare dell’aria. Tutto viene ridotto all’unità dalla molteplicità dell’esperienza visiva.

Le barche galleggiano nella darsena di Bardolino. Il movimento dell’acqua le fa continuamente dondolare; e l’acqua stessa è qualcosa di inafferrabile. Come riuscire a rendere questa sorta di dinamismo pendolare nella pittura? Direbbe uno studioso d’oggi, Ernest Gombrich: “Il movimento nella vera pittura si fa virtuale; esso è connesso, cioè, con i meccanismi percettivi della nostra mente”. Allora? Quella barche sono, proprio come voleva Boccioni, degli “stati d’animo”. è il nostro cervello che le fa muovere, sulla spinta del movimento che l’artista ha trattenuto e, quasi biologicamente, compresso sulla superficie nel quadro come un tessuto organico pronto ad espandersi elasticamente…

Paolo Rizzo

Pittura

Scultura